LA CHIESA

Chiesa di Santa Maria delle Grazie, detta di Santa Caterina

È composta da due aule: quella esterna su Piazza Castello, consacrata attorno al 1720, e quella interna, che risulta già conclusa nel 1715, detta anche Coro delle Monache, direttamente collegata al nucleo centrale del convento (attuale Scuola Media Trevigi).

La storiografia classica attribuisce il progetto architettonico a Giovanni Battista Scapitta e gli affreschi a Gian Carlo Aliberti e al Cavaliere Benaschi, ma il loro riconoscimento è ancora in fase di studio. Tutto l’apparato decorativo risponde ad un progetto unitario realizzato in un ampio arco cronologico fino alla metà del ‘700.

Orari di apertura

La chiesa è aperta al pubblico dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 12.30.

In occasione di Casale Città Aperta, seconda domenica del mese e sabato precedente, la chiesa è aperta anche al sabato pomeriggio, ore 15-18.30 e alla domenica, ore 9.30-12.30 / 15-18.30.

Per programmare una visita guidata fuori orario è possibile scrivere
a info@santacaterinacasalemonferrato.it o contattare
il Santa Caterina Welcome Center (t. +39 0142 591375).

Le funzioni

Orari funzioni religiose

  • ogni martedì e venerdì alle ore 9.00 recita delle lodi
  • ogni primo venerdì del mese alle ore 9.30 Santa Messa e Confessioni

Chiesa di Santa Maria delle Grazie
detta di Santa Caterina

Chiesa di Santa Maria delle Grazie detta di Santa Caterina

Descrizione

Impreziosiscono i pennacchi le rappresentazioni delle quattro virtù cardinali.

A sinistra del presbiterio la Giustizia. Una donna con la mano destra regge una spada e con la sinistra indica il cielo, accompagnata da tre puttini: uno le porge lo scettro, un altro tiene a bada un cane che a sua volta controlla il serpente sotto il piede destro della donna; nella zona degradata un terzo putto indica il simbolo astrologico della Bilancia sopra un mappamondo.

A destra del presbiterio la Fortezza. Una donna abbraccia un ramo di quercia, un putto le porge una colonna, un altro regge uno scettro e un terzo tiene spalancate le fauci di un leone ai suoi piedi.

Guardando l’ingresso a sinistra la Temperanza. Una donna tiene in una mano la palma e nell’altra le redini con il morso, ai suoi piedi un putto abbraccia un unicorno e altri due mesciono con due brocche (acqua calda ed acqua fredda oppure acqua e vino).

A destra dell’ingresso la Prudenza. Una donna si guarda dietro le spalle con lo specchio, circondata da tre putti: quello di sinistra regge un teschio, quello di destra osserva un cervo e il terzo in basso afferra vittorioso un serpente.

Legate alle virtù sono le raffigurazioni sui pilastri ai lati del presbiterio: a sinistra la Regina Ester con il Re Assuero come esempio di Giustizia sotto l’allegoria corrispondente, a destra Giuditta che decapita Oloferne sotto l’allegoria della Fortezza.

Conserva sopra all’altare in marmo policromo una tela raffigurante San Girolamo Emiliani, fondatore dellOrdine del Padri Somaschi, circondato da fanciulli poveri e bisognosi, aggiunto successivamente e quindi non facente parte dell’arredo originario della chiesa.

Ai lati, scandite da paraste composite, due nicchie dipinte ospitano i Vescovi SS. Evasio e Antonino.

Nella volta finte balaustre sorreggono le personificazioni dei tre voti religiosi: al centro l’Obbedienza, che pare seduta sulla finestra lobata, con giogo e crocifisso tra le mani. A sinistra la Castità, una giovane donna vestita di bianco che tiene con una mano un setaccio e con l’altra un flagello. A destra la Povertà, simboleggiata da una donna che mendica in abiti laceri.

Cappella laterale destra

Totalmente simmetrica rispetto a quella di destra, ospita sopra l’altare la tela raffigurante l’Angelo Custode. Anche questa non è originaria della chiesa del ‘700. Nelle due nicchie ai lati i SS. Pietro e Paolo.

Nella volta, appoggiate a finte balaustre marmoree, sono raffigurate le tre virtù teologali: al centro la Fede con la croce, a sinistra la Speranza simboleggiata da una donna che regge un’ancora, a destra la Carità personificata da una donna che allatta.

Cappella laterale sinistra

In legno intagliato porta la rappresentazione dello stemma araldico dei domenicani: mantellato con il cane del Signore che tiene in bocca la fiaccola con la zampa sul Vangelo. Sopra la bussola lignea è posta una cantoria con balconata in muratura dipinta a simulare una finta balaustra con colonne in marmo.

Altare maggiore in marmi policromi con paliotto in stucchi colorati. La corona marchionale al centro testimonia l’antico legame del complesso domenicano con il marchesato del Monferrato. Tra le colonne la scultura dell’Incoronazione della Vergine tradizionalmente attribuita a Giovanni Battista Bernero, il cui riconoscimento è ancora in fase di verifica e studio.

La parete retrostante divide la Chiesa Esteriore, in cui venivano officiate le messe pubbliche, dal Coro o Chiesa Interiore, in cui le monache di clausura assistevano alle funzioni liturgiche o pregavano. Sono ancora visibili le due finestrelle tramite le quali le monache potevano ricevere la comunione, confessarsi e adorare l’eucarestia.

Al centro del pavimento si trova la lapide della tomba del vescovo domenicano Mons. Caravadossi, con stemma e motto episcopali in marmi policromi.

Sulla destra è collocato un organo Liborio Grisanti, proveniente dalla chiesa di San Giuseppe di Casale. È il più antico strumento conservato in Città, nonché il più antico conosciuto dell’autore. Creato nel 1740 per l’Arciconfraternita dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, da questa rifiutato, venne poi acquisito dalla chiesa di San Giuseppe nel 1744. Dopo l’ultimo restauro del 2002 venne trasferito in questa sede per decisione del Comune di Casale proprietario dello strumento.

La cupola del presbiterio si presenta affrescata con una particolare raffigurazione della Vergine in saio nero accolta in cielo, circondata da angeli e arcangeli musicanti.

Nei pennacchi della cupola i Quattro Evangelisti. Guardando l’altare, da sinistra in senso orario: Giovanni (aquila), Matteo (angelo), Luca (bue), Marco (leone).

Nelle lunette laterali, sopra alle finestre, illusive decorazioni da cui coppie di putti osservano la scena. Ai lati Quattro Profeti: Salomone e Davide a sinistra, Mosè e Aronne a destra.

La lunetta sopra all’altare maggiore rappresenta San Gioacchino e SantAnna.

Nell’ordine inferiore le pareti laterali sono dipinte con finte porte in legno incorniciate da stucchi; l’ordine superiore cela, attraverso quattro grate, i matronei.

Presbiterio Chiesa di Santa Caterina

L’alto tamburo è impreziosito da dorature e coppie di paraste a finto marmo, che fanno da cornice alle otto finestre polilobate alternativamente decorate da coppie di putti narranti probabilmente la storia di San Pio V, inquisitore domenicano e Papa riformatore tra il 1566 e il 1572, originario di Bosco Marengo (Alessandria). Prima della sua nomina a inquisitore generale era stato docente di teologia nel convento di San Domenico a Casale. Particolarmente significativi i due crocifissi retti da angioletti, allusioni a due attentati di cui, secondo la tradizione agiografica, il pontefice fu vittima.

Le paraste scandiscono il ritmo del tamburo proseguendo idealmente nella cupola e guidano lo sguardo verso il lanternino ottagonale, al cui centro è raffigurata la Trinità.

Nella fascia inferiore della cupola illusionistiche nicchie marmoree si stagliano contro una volta dorata cassettonata.

Cupola Tamburo Chiesa Santa Caterina

E’ il luogo di preghiera e capitolo delle monache. L’apparato decorativo sobrio e austero esprime la severità della clausura. Le nervature e le lesene riportano gli stessi i motivi decorativi in finto marmo della chiesa.

E’ costituito da un’aula rettangolare sulla quale si innesta un ampio emiciclo. Lungo il perimetro è posto un imponente coro ligneo impreziosito da stalli intagliati, con sedili ribaltabili intervallati da snelle colonnine dal fusto liscio e dal capitello corinzio. Gli schienali hanno formelle in radica dal profilo lineare leggermente mosso.

La volta asimmetrica suddivisa in tre campate si chiude ad ombrello ed è decorata con tre elementi ancora leggibili nonostante il degrado: le litanie mariane, la Colomba dello Spirito e i simboli domenicani.

Al centro dell’emiciclo è stata probabilmente aggiunta in un secondo tempo una cantoria con decorazioni dorate e balconata in legno dipinto.

Al di sotto del cornicione si aprono ampie finestre rettangolari con cornici e sguinci variamente dipinti, uno dei quali, sulla parete di destra in prossimità della cantoria, è a trompe l’oeil.

Confina con la chiesa esterna delimitando lo spazio della clausura. E’ caratterizzata da un’apertura con inferriata in ferro battuto sufficientemente alta da non compromettere la clausura, che permetteva alle monache di assistere alle celebrazioni della chiesa esterna.

Al di sopra dell’apertura una rappresentazione della Madonna del Rosario con Santa Caterina da Siena e San Domenico in stato di degrado, sopra la quale era collocata una grande tela del pittore Peruzzini raffigurante l’Immacolata, in prestito al Museo Civico di Casale dal 2002 (è rimasta in loco la cornice in legno).

Al centro della lunetta superiore una finestrella lobata circondata da una pregevole quadratura a finta balaustra di marmo è sormontata dallo stemma di Papa Benedetto XIII, al secolo Pietro Francesco Orsini, pontefice domenicano, con ai lati due scritte:

L’ANNO 1724 / FU ERETTA ET ADORNATA / QUESTA CHIESA INTERIORE / DEDICATA ALLA SANTA CROCE

NEL MEDESIMO ANNO / FU CREATO SOMMO PONTEFICE / BENEDETTO XIII / DEL ORDINE / DE PREDICATORI.

LA STORIA

Fondato nel ‘500, il convento era situato nell’attuale scuola media Trevigi. Nonostante questa nuova destinazione d’uso, la struttura ricalca ancora la forma originaria che si sviluppa su due piani attorno a un ampio chiostro centrale. All’epoca della sua fondazione, il convento ospitava le monache domenicane devote a Santa Caterina da Siena che seguivano la regola della clausura, per bolla papale di Papa Pio V. Per tale motivo, oltre alle celle erano presenti due chiese: quella interiore, destinata alle sole monache, e quella esteriore, aperta ai fedeli. Entrambe, in origine, si trovavano al piano terra della manica nord con affaccio su via Trevigi.

Moglie di Guglielmo IX Paleologo, Anne d’Alençon fu una donna di grande spirito caritatevole e di notevoli abilità politiche che la distinsero nel suo ruolo di reggente del Marchesato di Monferrato lungo il ‘500. La famiglia Paleologi, da sempre a sostegno delle arti e degli ordini religiosi, dona il 6 luglio del 1528 parte del palazzo marchionale alle monache domenicane di Santa Caterina da Siena, che fino ad allora avevano sede nei pressi della chiesa di San Domenico. Anne d’Alençon, profondamente legata al convento, si ritira qui fino alla sua morte, nell’ottobre del 1562, e viene sepolta nella originaria chiesa interna. Ad oggi, non è stato ancora possibile individuare le spoglie della Marchesa rispetto alla costruzione settecentesca delle due nuove chiese. Un progetto di ricerca (collegamento ipertestuale) è stato avviato per far luce su questo mistero.

Dalla sua fondazione, il convento accoglie negli anni successivi un numero sempre più cospicuo di monache, converse, educande, la maggior parte delle quali provenienti dalle nobili famiglie casalesi. La necessità di avere più spazio a disposizione determina, per tutto l’arco del ‘600, un ampliamento del convento verso Piazza Castello da una parte e la vicina via Alessandria dall’altra, a cui consegue la costruzione di due chiese (una interiore ed una esteriore) più grandi e visibili oggi. La chiesa interiore, o coro delle monache, è ultimata nel 1715, mentre risale al 1718 la posa della prima pietra della chiesa barocca esteriore. Purtroppo, non sono ancora stati individuati con certezza il progettista e l’architetto delle due chiese.

In seguito alla soppressione napoleonica degli ordini religiosi, la chiesa, il coro e il convento vengono abbandonati dalle monache e acquisiti nel 1814 dai Padri Somaschi, con la fondazione del Reale Collegio di Educazione. I religiosi officiano la chiesa barocca con alterne vicende fino al 1973, operando ristrutturazioni in varie riprese.

Nel romanzo autobiografico “La casa in collina” Cesare Pavese racconta attraverso Corrado, professore di Torino e suo alter ego, l’esperienza della seconda guerra mondiale. In particolare dopo l’armistizio del settembre 1943, non trovando il coraggio di partecipare attivamente alla Resistenza e per sfuggire ai tedeschi, si rifugia a Serralunga di Crea e in seguito presso il collegio Trevisio dei Padri Somaschi a Casale Monferrato. Il ricordo di questo periodo si ritrova nelle pagine del suo libro in cui ricorda l’esperienza religiosa vissuta e la struttura architettonica del collegio, con un cenno al coro della chiesa.

Anne d’Alençon

Anne d’Alençon

IL RESTAURO

La Chiesa e il Coro sono stati riaperti al pubblico nel febbraio del 2011, a seguito di alcuni interventi di messa in sicurezza, pulizia e manutenzione ordinaria. Un successivo studio, condotto per verificare lo stato conservativo del monumento, ha evidenziato alcune criticità e la necessità di ulteriori interventi di manutenzione straordinaria, ristrutturazione e restauro del complesso architettonico. Principale causa del degrado, sia esterno che interno, è l’umidità causata negli anni dalle infiltrazioni delle acque meteoriche. Ad oggi, la maestosa cupola ellittica in rame stagnato interamente decorata da splendidi affreschi e la facciata della chiesa, necessitano di un’attenzione particolare e di interventi urgenti. La condizione, infatti, oltre a riflettersi, negli anni, sulla stabilità strutturale, rischia di determinare una perdita di elementi architettonici e decorativi che sono testimonianza storico-artistica e motivo di grande ammirazione per chi visita la chiesa. L’attività costante dell’Associazione Santa Caterina Onlus mira a salvaguardare e a garantire un futuro allo splendido monumento barocco.