MANUTENZIONI E RESTAURI DELLA CHIESA DI SANTA CATERINA

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Il cantiere di Santa Caterina commissionato dall’Ente Trevisio, con la collaborazione dell’Associazione Santa Caterina Onlus e il contributo di Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e donatori privati, è occasione per comunicare le conoscenze finora raccolte sulla cura e manutenzione del monumento barocco casalese nei tre secoli di vita. L’ultimo esteso intervento, a cura dei Padri Somaschi, era stato inaugurato il 4 giugno 1969. Oggi, a mezzo secolo di distanza, si è reso nuovamente necessario lavorare sulla chiesa con manutenzioni delle facciate e del manto in rame. L’osservazione ravvicinata sui ponteggi ha consentito importanti approfondimenti sulla tecnica costruttiva originaria e sulle diverse tecniche di restauro applicate: gli esiti, che verranno meglio descritti in seguito, sono stati particolarmente significativi per l’indirizzo attuale del cantiere, ispirato al monito di Camillo Boito: “Per quanto lodevole possa riuscire il restauro di un edificio, il restaurare deve considerarsi pur sempre una triste necessità. Un mantenimento intelligente deve sempre prevenirla”.

 

 

Una curiosità dei primi decenni riportata dal De Conti è la precoce e ripetuta necessità di rinnovare le vetriate della ‘Cuppola’: la prima già nel 1725, aggravata per un nubifragio ad agosto del 1726 e risolta nel 1761 con i restauri alle vetriate e alla facciata. Nei primi anni ’70 dell’800 abbiamo notizia di integrazioni delle lattonerie della cupola e di riparazioni dei tetti: sono di questi tempi le prime saldo-brasature sulle lastre in rame. Sarà la grande alluvione del 13 aprile 1901 a cagionare nuovi ingenti danni alla chiesa. Successivamente sono documentati altri interventi ai tetti nel 1911 ma, di fatto, già nel 1927 nella corrispondenza del Collegio si mette nuovamente in evidenza la necessità di urgenti riparazioni dei tetti e della facciata come delle vetrate. È singolare che nel 1942, nonostante la guerra, l’attenzione sul degrado della chiesa sia alta. Viene allestito un “vero grido d’allarme”, come si legge nella corrispondenza dell’Ingegnere Architetto Aldo Rondelli con la Soprintendenza, conservata all’Archivio D’Andrade: si teme la rovina della cupola e della facciata su Piazza Castello. Nel 1943 iniziano lavori che riguardano  facciata, tamburo e lanterna, comprese le riparazioni della cupola e il completo rifacimento della cupolina in rame, come riportato sulla targa in sommità (vedi foto). Il manto di copertura viene sistematicamente revisionato, rinnovate le saldature ammalorate e saldati nuovi rappezzi. Nella stessa occasione si eseguono i restauri di stucchi e dipinti all’interno della lanterna: lo stuccatore e modellatore Giovanni Montanaro torna dal fronte per completare i lavori con una licenza di quindici giorni. Per risolvere radicalmente il problema delle le infiltrazioni di acque meteoriche dalle vetrate, si realizzano delle chiusure a lastre sul lato esterno, mentre le spallette che contengono le bacchette in ferro orizzontali di armatura delle vetrate vengono riplasmate ad invadere maggiormente il bordo dei delicati pannelli a vetri cattedrali per migliorare la sigillatura, firma il muratore Zavattaro. Solo venticinque anni più tardi si rende necessario l’avvio di un nuovo importante cantiere, tra il 1967 e il 1969: i lavori, descritti nei documenti custoditi nell’Archivio Storico della Soprintendenza, riguardano nuovamente una estesa attività di saldature tra le lastre del manto in rame della cupola maggiore, ‘compiuto sotto la sferza del calore dallo zelante nostro fratello Luigi Molinari e dal lattoniere Ernesto Roasio’ (dagli Atti della comunità religiosa del Trevisio) oltre al grande restauro delle superfici affrescate all’interno della cupola a cura di Pietro Vignoli, che nello stesso periodo lavorava anche in Sinagoga, e all’installazione dell’impianto di riscaldamento ad aria con rifacimento della pavimentazione.

INQUADRAMENTO STORICO

Lo studio sulla storia costruttiva della chiesa ad oggi restituisce notizie sparse e non ancora completamente organizzate. La tradizione attribuisce il progetto a Giovanni Battista Scapitta, ma non risulta evidenza di documenti a conferma. Gli estremi cronologici del cantiere, tra la posa della prima pietra, il 20 luglio 1718, la consacrazione sotto il vescovado di Mons. Radicati di Cocconato, 24 agosto 1726, e la conclusione dei lavori, 1732, esulano dalla presenza dello Scapitta, morto tre anni prima dell’inizio dei lavori. Le ricerche archivistiche sono in corso, ma persiste la difficoltà di reperire informazioni su tutto il periodo iniziale fino alla soppressione napoleonica, che vede i beni delle monache domenicane confiscati e municipalizzati. Nel 1805 il convento è trasformato in Liceo Imperiale. Alla restaurazione sancita dal trattato di Vienna, viene dato in concessione ai Padri Somaschi per la gestione del Reale Collegio di Educazione. Santa Caterina viene riaperta al culto nel 1823, ma già nel 1869 la nuova soppressione degli ordini religiosi estromette i Somaschi e trasforma il Collegio in “Ente Morale Laicale”. Inizia un nuovo corso sotto la responsabilità della Commissione Municipale di Belle Arti. La considerazione delle attività di cura e manutenzione da preferire agli interventi di restauro è un tema già ben presente nel dibattito culturale di quegli anni, poi sfociato nelle Carte del Restauro che a partire dal 1883 sanciscono i principi di quella nascente disciplina. Solo dopo i Patti Lateranensi si riaprono le pratiche per il ritorno dei religiosi, che  nel 1931 riassumono la direzione del Collegio Trevisio. Al definitivo ritiro dei Somaschi da Casale nel 1973, segue un lungo periodo di difficoltà di gestione, che porta alla chiusura della chiesa al pubblico degli anni ’80. Con le sole manutenzioni d’urgenza il degrado progredisce, fino alla presa in cura da parte di Santa Caterina Onlus nel 2010, che ne ha mitigato il progresso, ma non ha potuto arginare quello che l’incuria aveva determinato.

 

Nella foto, un particolare della targa degli interventi sulla lanterna nel 1943